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Il passaporto digitale dei prodotti: siamo davvero pronti?

 

Oggi in Europa il consumo di prodotti tessili ha un elevato impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici per consumo di acqua e suolo, nonché di utilizzo di materie prime ed emissione di gas a effetto serra. 

Ciò ha spinto l’Unione Europea a redigere una strategia ben precisa.

Questa, delineata per il 2030 e volta ad incrementare la sostenibilità e la circolarità del settore tessile, si focalizza su sei pilastri principali:

  • Introduzione di specifiche vincolanti di progettazione eco-compatibile (ecodesign);
  • Porre fine alla distruzione dei tessuti invenduti o resi;
  • Lotta contro l’inquinamento da microplastiche;
  • Introduzione di obblighi di informazione e di un passaporto digitale dei prodotti;
  • Autodichiarazioni ambientali per prodotti tessili realmente sostenibili;
  • Responsabilità estesa del produttore e promozione del riutilizzo e del riciclaggio dei rifiuti tessili.

Tra una delle misure di maggiore rilievo emerge, sicuramente, il passaporto digitale dei prodotti che dovrebbe, almeno verosimilmente, essere approvato in via definitiva quest’anno.

Tale strumento si pone come un vero e proprio punto di svolta verso una moda sempre più green che brand, per volontà propria, hanno già deciso di adottare.

 

il passaporto digitale, moda sostenibile

Cos’è il passaporto digitale dei prodotti?

Il passaporto digitale dei prodotti (conosciuto anche come DDP – Digital Product Passport) vuole essere un mezzo finalizzato alla crescita del grado di trasparenza. Questo cambierà non solo il modo di operare delle aziende, ma anche dei consumatori che si troveranno in una condizione in cui saranno più informati e dovranno, conseguentemente, agire secondo una maggiore responsabilità.

Il Digital Product Passport (DDP) richiederà quindi ai marchi di raccogliere e condividere i dati dell’intero ciclo di vita di un prodotto, accessibili sotto forma di “gemello digitale”. Il suo obiettivo è quello di mettere in evidenza le caratteristiche di sostenibilità, ambiente e riciclabilità di un prodotto, nonché il suo processo di produzione e la sua provenienza.

Dal punto di vista pratico, grazie al passaporto digitale del prodotto ciascun prodotto tessile dovrà essere dotato di un proprio DPP, che si connota come una sorta di etichetta, un QR code o un codice a barre che, se scansionato, darà accesso ad informazioni circa le caratteristiche di sostenibilità e riciclabilità del capo, nonché il suo processo di produzione e la sua provenienza. 

Più nello specifico, il passaporto digitale del prodotto comprenderà elementi come la carta d’identità “liquida” del prodotto, il peso, lo stabilimento di produzione e la fonte, cioè il tipo di materia prima utilizzata per la creazione del capo.

In tale frangente risultano particolarmente importanti le informazioni relative all’impatto ecologico – ovvero i dati sull’impronta di carbonio del prodotto – alla proprietà, con dettagli sui proprietari passati e attuali del capo, e le preziosissime delucidazioni in merito a garanzie, riparazioni e riciclaggio.

Alla base del digital product passport c’è, ovviamente, la tecnologia. La sua base è la blockchain, una tecnologia decentralizzata che mira a garantire che tali dati siano sicuri e facilmente accessibili all’utente finale.

Quali sono i benefici del Digital Product Passport?

Creando questo registro digitale facilmente accessibile e verificabile, il passaporto digitale dei prodotti moda mira a migliorare la trasparenza, la tracciabilità e la fiducia lungo l’intera catena di fornitura, dai produttori fino al consumatore e ai riciclatori, per consentire scelte più sostenibili e informate da parte dei consumatori.

© Credits: foto in apertura di Freepik, foto centrale di Pexels

 

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